Cammini e turismo lento, il 2025 conferma: non siamo davanti a una “moda passeggera”

Cammini e turismo lento, il 2025 conferma: non siamo davanti a una “moda passeggera”

Per anni il turismo lento è stato osservato come un fenomeno interessante, capace di evocare autenticità, sostenibilità, contatto con la natura e con i territori; ma lontano dall’essere una forma di turismo a se’ stante.

Oggi, però, non siamo più nella fase della moda passeggera. I numeri e la qualità della domanda ci dicono con chiarezza che siamo di fronte ad un nuovo modo di intendere il viaggio, più attento alla qualità dell’offerta e ad una fruizione del territorio più sostenibile.

Secondo il dossier Italia, Paese di Cammini, i viandanti lungo gli itinerari italiani sono stati almeno 300.046, con un incremento superiore al 56% rispetto all’anno precedente. A questo si aggiungono quasi 2,5 milioni di pernottamenti e un impatto economico complessivo stimato in 336,4 milioni di euro. La permanenza media si attesta intorno ai 7,4 giorni, mentre la spesa media giornaliera dei camminatori è di 87,29 euro, un dato che racconta bene quanto questo segmento possa incidere in modo significativo sulle economie locali.

Non si tratta più di una nicchia, non si tratta di una moda passeggera.

I cammini stanno diventando una delle espressioni più concrete del turismo contemporaneo: sostenibile, diffuso, autentico, capace di connettere esperienza, comunità locali e sviluppo territoriale.

Il punto più interessante, però, non è solo quantitativo.

È qualitativo e strategico.

I cammini intercettano alcune delle principali direttrici di evoluzione della domanda turistica:

Ricerca di esperienze non standardizzate;
Bisogno di contatto autentico con paesaggi, culture e comunità;
Crescente attenzione alla sostenibilità;
Desiderio di rallentare, approfondire, vivere i luoghi anziché semplicemente visitarli;
La “JOMO”, il piacere nell’isolarsi temporaneamente da un mondo fatto di stimoli continui;
In questo scenario, i cammini diventano molto più di un prodotto turistico; diventano strumento diretto di valorizzazione e marketing territoriale.

Per trasformare il potenziale dei cammini in opportunità concrete, non basta avere un itinerario ben tracciato. Serve costruire prodotto, strutturare servizi, connettere operatori, rendere l’esperienza distribuibile nei mercati e comprensibile ai buyer.

Serve, soprattutto, una visione.

I cammini funzionano quando diventano ecosistema, quando il territorio si presenta come proposta integrata, perchè l’esperienza è sì autentica, ma deve anche essere pronta per il mercato. Altrimenti creeremo bellissime cattedrali in mezzo al deserto.

È questa la sfida, ed è anche la grande occasione.

Per noi di BITESP, Borsa Internazionale del Turismo e delle Esperienze, il messaggio è chiaro: il futuro del turismo passa sempre di più da modelli capaci di generare valore diffuso, rafforzare l’identità dei luoghi e rispondere a una domanda internazionale sempre più attenta alla qualità dell’esperienza ed all’autenticità dell’esperienza turistica in relazione al territorio.

E voi, come vedete il futuro dei cammini nel posizionamento turistico dei territori?