World Economic Forum: più il mondo diventa digitale, più il valore dell’esperienza cresce
Il World Economic Forum, in un articolo pubblicato a gennaio 2026, ha rimesso al centro una riflessione che chi lavora nel turismo esperienziale dovrebbe osservare con grande attenzione: più il mondo diventa digitale, più cresce il valore dell’esperienza vissuta.
E proprio mentre l’intelligenza artificiale rende il contenuto digitale più abbondante, personalizzato e immediato, aumenta il desiderio di vivere momenti fisici, condivisi, sensoriali, non perfettamente replicabili.
Non è una suggestione da convegno. È una direzione di mercato.
L’articolo del WEF mette a fuoco un punto molto preciso:
In un contesto in cui l’intelligenza artificiale rende i contenuti sempre più abbondanti, immediati, personalizzati e a basso attrito, le persone attribuiscono un valore crescente a ciò che non può essere replicato fino in fondo da uno schermo. Contano di più i momenti vissuti, le relazioni, la presenza fisica, la componente sensoriale, persino quella piccola quota di imprevedibilità che rende un’esperienza memorabile.
Per anni abbiamo raccontato l’esperienza come un “plus”, come un elemento capace di arricchire un viaggio. Oggi, invece, siamo dentro un passaggio più netto: in molti casi non è più l’esperienza ad arricchire il prodotto turistico, è il prodotto turistico che deve dimostrare di meritarsi l’appellativo experience.
Perché viaggiare ormai non è più soltanto spostarsi in un luogo diverso da quello abituale; è vivere qualcosa di diverso da quello che si vive abitualmente.
Qualcosa che non si esaurisca nella fruizione, ma lasci una traccia. Un ricordo. Un racconto. Un motivo per cui quel viaggio, tra tanti, continui ad avere un peso anche dopo il ritorno.
La continua crescita dell’experience economy è da imputare alla capacità delle esperienze di generare identità, connessione autentica con il territorio e una soddisfazione più duratura rispetto ai circuiti turistici di massa.
Perché progettare esperienze, oggi, non significa aggiungere un’attività al pacchetto. Significa capire come si costruisce una relazione memorabile tra persona e territorio.
Ed è qui che BITESP continua a svolgere un lavoro concreto: non soltanto come osservatorio sul turismo esperienziale, ma come piattaforma di promozione, valorizzazione e commercializzazione per gli operatori che vogliono trasformare il proprio potenziale in opportunità di business.
Le attività di trade marketing, in questo scenario, non servono semplicemente a “promuovere” un’esperienza.
Servono a costruire relazioni commerciali concrete, ad aprire canali di vendita internazionali, a facilitare l’incontro tra offerta e domanda qualificata.
Servono, in definitiva, a fare in modo che un’esperienza ben concepita non resti invisibile, isolata o difficile da collocare, ma trovi il proprio spazio dentro il mercato del turismo internazionale.
Perché oggi più che mai non basta esserci, non basta il semplice posizionamento.
Occorre essere trade-ready.
Vuoi scoprire come quella relazione possa restare umana, profonda e distintiva anche quando entra nel mercato?

